Perché la IPO di SpaceX è la bolla più pericolosa del 2026: Istruzioni per non farsi male

Il debutto sul Nasdaq di SpaceX (ticker: SPCX) è stato descritto dai media mainstream come l’evento finanziario del secolo. Tra titoli celebrativi sul superamento della soglia dei $2.000 miliardi di capitalizzazione e l’incoronazione di Elon Musk a primo “trilionario” della storia, la FOMO (Fear Of Missing Out) tra i piccoli risparmiatori ha raggiunto livelli di guardia.

Ma grattando via la vernice dorata della narrazione “fanta-scientifica”, ciò che resta è una delle scommesse finanziarie più asimmetriche e pericolose di sempre. Ecco perché, da investitori razionali, la mossa migliore oggi è stare alla larga da SpaceX.

1. Multipli da Allucinazione: Fatturato vs Valutazione

Partiamo dai numeri freddi, quelli che nel lungo periodo guidano sempre i mercati.

Nel 2025, SpaceX ha registrato un fatturato di circa $15-18 miliardi, chiudendo l’anno fiscale in perdita (circa 4.9 miliardi di dollari di rosso consolidato, complici le pesanti spese di fusione con le ceneri di xAI e X). Per il 2026, le stime più ottimistiche prevedono ricavi compresi tra i $23 e i $25 miliardi, trainati principalmente dagli abbonamenti Starlink.

Con una capitalizzazione fluttuante che ha superato i $2.500 miliardi nei primi giorni di contrattazione, stiamo parlando di un multiplo Price-to-Sales (P/S) superiore a 100x.

  • Per fare un paragone: persino le aziende Big Tech o i giganti dei semiconduttori all’apice dell’hype sull’Intelligenza Artificiale viaggiano su multipli P/S compresi tra 20x e 35x.
  • Wall Street sta prezzando oggi uno scenario fantascientifico formulato da Morgan Stanley, che ipotizza $3.400 miliardi di ricavi entro il 2040. Comprare un titolo oggi basandosi sui flussi di cassa stimati tra 14 anni non è investire: è chiaroveggenza (o scommessa d’azzardo).

2. Il “Trucco” del Flottante Bassissimo (Free Float)

Un elemento tecnico che molti investitori retail stanno ignorando è il flottante reale del titolo. SpaceX è sbarcata sul mercato con un free float ridicolo: appena il 3% o 4% delle azioni totali è effettivamente scambiato sul mercato. Tutto il resto è blindato nelle mani di Musk (che detiene il 42%), fondi sovrani e investitori istituzionali della prima ora.

Un flottante così esiguo crea una scarsità artificiale. Quando la domanda iniziale è altissima e l’offerta è minuscola, il prezzo schizza verso l’alto senza alcuna correlazione con il valore intrinseco dell’azienda. Non appena gli insider cominceranno a liquidare le proprie quote per monetizzare, l’offerta sul mercato aumenterà e la pressione al ribasso sarà violentissima.

3. Regole del Gioco Cambiate: Il Favore del Governo e del Nasdaq

Se vi state chiedendo come sia possibile che una società appena quotata sia entrata quasi istantaneamente nei panieri dei principali indici mondiali, la risposta è geopolitica ed economica: sono state cambiate le regole del gioco.

Tradizionalmente, per entrare in indici prestigiosi come il Nasdaq 100, un’azienda deve rispettare rigidi criteri di anzianità di quotazione (spesso un anno) e requisiti stringenti di profittabilità. Tuttavia, il Nasdaq e i provider di indici come FTSE Russell hanno modificato le proprie regole operative per consentire un “fast-track” (un inserimento accelerato) a SpaceX a pochissimi giorni dall’IPO.

Questa mossa ha sollevato dure critiche anche a livello politico (come le interrogazioni della commissione bancaria del Senato USA). Di fatto, le istituzioni hanno piegato le tutele storiche del mercato pur di non perdere la quotazione più grande della storia a favore di mercati privati o piazze estere.

4. La Trappola dei Fondi Indice (ETF) e dei Fondi Pensione

Questo “strappo alla regola” crea un problema sistemico enorme per chiunque possieda un ETF sul Nasdaq o un fondo pensione integrativo.

I fondi passivi, per statuto, devono replicare l’indice. Poiché SpaceX è stata inserita di prepotenza nel paniere con una capitalizzazione teorica enorme, i gestori di ETF sono stati costretti ad acquistare miliardi di dollari di azioni SPCX a prescindere dal prezzo, gonfiando ulteriormente la bolla.

Il paradosso? Se il flottante reale dovesse salire in futuro (ad esempio al 50%), gli ETF saranno costretti ad assorbire in automatico circa $200 miliardi di controvalore in azioni SpaceX, drenando liquidità da aziende sane, profittevoli e sottovalutate per pomparle in un titolo ad altissima volatilità.

La Nostra Valutazione Realistica: Quanto vale davvero SpaceX?

Se eliminiamo la narrativa sui viaggi su Marte, sulla colonizzazione della Luna e sul network di data center orbitali alimentati dall’IA (progetti che richiedono un capital expenditure spaventoso e i cui ritorni sono incerti), cosa resta? Resta un ottimo operatore di lanci aerospaziali (Falcon 9 e Starship) e un eccellente provider di internet satellitare (Starlink) che comincia a generare margini interessanti.

Applicando modelli di valutazione tradizionali basati sulla somma delle parti (Sum-of-the-Parts) e su multipli aggressivi ma realistici per il settore tech/SaaS (attorno ai 20x-25x sulle vendite attuali):

🎯 Il Nostro Target Price: $50 per azione

A fronte di un prezzo di mercato che oscilla follemente oltre i $180, riteniamo che il valore fondamentale e realistico del titolo si aggiri intorno ai $50, traducendosi in una capitalizzazione di mercato equa compresa tra i $450 e i $550 miliardi. Tutto il resto è “premio Musk” e pura speculazione.

In conclusione

Investire in SpaceX a questi prezzi significa accettare un livello di rischio ingiustificato. Siete pronti a finanziare con i vostri risparmi la campagna di Musk verso Marte, sapendo che le regole del mercato sono state alterate per costringervi a comprare ai massimi? Noi, per il momento, guardiamo il lancio da terra.

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